L’adrenalina dell’avanzamento contro il nemico, i sensi
che cercano di percepire ogni cosa, il presentimento di essere sulla linea
di tiro, i colpi dei tuoi compagni che hanno eliminato il cecchino al quale
tu facevi da bersaglio, l’euforia dell’obbiettivo conquistato,
tutto questo senza la più pallida intenzione di voler compiere violenza,
ma solo puro, sano, e combattivo spirito sportivo.
Togliete alla guerra la violenza e la crudeltà ed otterrete
il gioco che i bambini praticano da sempre, e se infine al bambino guerriero
aggiungete un po’ di maturità e una non piccolissima disponibilità
economica, vi troverete di fronte il giocatore di soft air.
Io ritengo che il vero spirito di chi gioca a soft air non sia tanto lontano
da quello dei bambini che giocano alla guerra, sicuramente la tecnica è
diversa, i giocattoli sono diversi. Solo quando questo gioco si trasforma
in una competizione sportiva, allora e solo allora, ci si allontana dallo
spirito dei più piccoli, ma non perché si diventi violenti,
ma per assaporare come solo i grandi sanno fare, l’orgoglio della vittoria.
Abbiamo detto che sia la tecnica sia i giocattoli sono diversi da quelli dei
più piccini, ma perché? Forse perché i piccoli, per i
loro divertimenti, sanno usare molto la fantasia, o forse, più approfonditamente,
perché loro si accontentano di quella.
Si accontentano di immaginarsi nel guado di un fiume, con la mimetica strappata
e la fascetta da Rambo, e quando puntano all’improvviso il loro bastone
verso il nemico egli cadrà colpito sotto una pioggia di tàtàtàtàtàtàtà.
I grandi invece sfuggono la fantasia e per poter giocare come i piccoli devono
rendere il gioco più verosimile possibile, e a dir la verità
non ci vuole tanto, se non si voglia cadere nella riproduzione dettagliata
di un particolare tipo di soldato. La mimetica non è un problema, si
rimedia facilmente anche se ancora non si è fatta la naia, il problema
può essere il ……….come chiamarlo?……beh
si! il fucile, mitragliatore , l’arma, uno grande non può chiamarlo
giocattolo!!
Questi dispositivi che riproducono fedelmente i fucili d’assalto o da
cecchino più conosciuti al mondo, sono identici per proporzioni e peso
a quelle reali, naturalmente si differenziano nella parte centrale dell’arma
che non è la camera di scoppio, ma il contenitore degli ingranaggi
e del pistone che crea l’aria compressa fautrice
dell’espulsione del “proiettile” ovvero del pallino di plastica
di diametro di 0,6cm e del peso variabile dai 0.12 ai 0.40.
Il resto è semplice! Comprare la rivista di settore, scegliere un po’
di associazioni che giocano nella propria città o nelle vicinanze,
e provare a giocare con ognuno di esse, finché non si trovi il tipo
di gioco che si pratica all’interno della singola associazione, più
o meno rispondente al proprio concetto di divertimento o di vita associativa.
Spesso invece capita il contrario; le persone incuriosite si affacciano a
questo sport leggendo la rivista e affascinate dall’attività
che sopra ne è descritta, contattano l’associazione a loro più
vicina e quasi sempre ne rimangono stregate dopo la prima giornata di prova.
Tale pratica è la più consigliata, inquanto si incorre esclusivamente
nella spesa dell’affitto dell’Arma, che di solito non è
paragonabile al suo acquisto, e in caso di non trovato appeal con tale sport,
non vi è stata una eccessiva uscita di contanti.
Prima ho accennato all’affinità del concetto di divertimento
dell’ associando con lo stesso dell’associazione di cui vuole
far parte; è un elemento da non prendere sottogamba! Ogni gruppo ha
la sua peculiarità, e anche se tale caratteristica si evidenzia principalmente
nei membri responsabili delle associazioni, si riflette anche in tutte le
attività della squadra, vi sarà l’associazione più
fissata sulle mimetiche e sull’uniformità delle stesse , vi sarà
quella fissata per i tatticismi e le manovre di aggiramento, vi sarà
quella fissata sul gioco notturno, e infine quella fissata sul pranzo che
tutti insieme ogni fine giocata domenicale si vanno a gustare nella trattoria
proprio all’inizio del paese……Ce né per tutti i gusti,
basta provare!
Dimenticavo una cosa…Forse qualcuno di voi se lo sarà
già posto il problema: come si fa a vedere se qualcuno è colpito?
E qualcun altro gli avrà spiegato che i pallini lasciano delle macchie
coloranti. Sbagliato! Quello è il pointball e in Italia non ha avuto
successo. Nel soft air è l’onestà l’elemento più
importante e qualificante per se stessi e di riflesso per le associazioni;
nel momento in cui ti senti pizzicato da un pallino, alzi il braccio, ti dichiari,
ed esci dal gioco. Dichiarandoti colpito ammetti che, questa volta, l’altro
è stato più forte di te, e tra poco meno di 20 minuti avrai
la tua personale rivincita, ma la tua squadra è ancora in gioco e fremi
per sapere l’esito definitivo della “battaglia”, per sapere
se il tuo sacrificio ha permesso al tuo gruppo di vincere e finalmente, dopo
tre domeniche di fila, di non pagare il pranzo agli altri.
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